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Ippocrate

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  La scuola medica di Ippocrate a Cos raggiunge un'elevata importanza innanzitutto grazie al metodo seguito per la cura delle malattie: 1. analisi empirica;  per esempio un'analisi dei particolari sintomi manifestati da un paziente 2. attenta interpretazione dei risultati dell'osservazione , dunque una definizione della terapia più adeguata La fase del riconoscimento dei segni della malattia risulta in questa procedura di grande importanza poiché sono indizio della probabile  presenza di una determinata patologia.  Un altro contributo all'importanza della scuola era dato dalla vista della totalità del fenomeno della malattia o della salute. Il medico dunque durante la fase dell'interpretazione dei sintomi della malattia doveva tener conto di:  ambiente naturale; clima o posizione della città ambiente etico-politico; serenità sociale anamnesi; ricostruzione della storia passata del paziente Il tutto doveva avvenire in una collaborazione attiva tra il medico ...

I fisici pluralisti

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Essi possono contemporaneamente affermare con Parmenide che nell'universo non c'è nascita né distruzione e concordare con Eraclito nel riconoscere che tutto diviene e si trasforma incessantemente. Empedocle Poeta, medico, taumaturgo e mago di Agrigento. Scrisse un poema sulla natura in cui descrive la nascita dell'universo a partire dallo sfero su cui si mescolano e confondono le quattro radici, ovvero i quattro elementi primordiali; fuoco, acqua, terra e aria. Tali principi, proprio come l'essere di parmenide, sono eterni, immutabili e identici a se stessi; dividendo ciascuno di questi elementi si ottengono particelle più piccole che mantengono però le stesse qualità .  Empedocle sostiene vi siano due forze cosmiche , l'amore e l'odio, le quali presiedono all'unione o alla separazione dei principi originari, determinando in tal modo la generazione e la dissoluzione di tutte le cose. L'universo a noi conosciuto e le singole realtà individuali possono esi...

Zenone

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 Zenone, discepolo di Parmenide sosteneva fermamente le due tesi del suo maestro; l'essere è uno ed è immutabile.  Utilizzò un metodo di riduzione all'assurdo per confutare le tesi che contraddicevano il suo maestro, ovvero quella della pluralità dell'essere e delle cose dei pitagorici e quella del movimento di Eraclito.  Uno dei paradossi   (dal greco pará, 'contro' e dóxa, 'opinione') di Zenone è quello di Achille dal piede veloce, adoperato per confutare la tesi a favore del movimento: Achille non sarà mai in grado di raggiungere la tartaruga qualora questa abbia anche un minimo vantaggio su di lui, poiché nel momento in cui Achille avrà raggiunto il punto di partenza della tartaruga questa avrà già compiuto un altro breve tratto. Questa argomentazione si basa sul presupposto dell'infinita divisibilità dello spazio. Aristotele analizzando questo rompicapo dirà che lo spazio fisico reale è sempre finito mentre l'infinità deve essere considerata u...

Parmenide e il pensiero dell'essere

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  Parmenide, vissuto a Elea, aveva una concezione del mondo quasi opposta rispetto a quella di Eraclito. Il pensiero di Permenide è che l'essere è, e non può non essere, mentre il non essere non è e non può essere.    Cosa vuol dire ciò?  Soltanto l'essere esiste , poiché la nostra mente e il nostro linguaggio sono in grado di percepire soltanto esso. Il non essere  è impensabile e inesprimibile, non può dunque esistere. 📌 L'essere è assolutamente pieno e perfetto, eterno e immobile. Se una cosa esiste non nasce ne perisce, non si muove non cambia, semplicemente, eternamente, è. Possiamo dire sia Parmenide ad introdurre lo studio dell’Ontologia /on•to•lo•gi•a/ dal greco tó on, ' l'essere ', e lógos, ' discorso '; letteralmente discorso sull'essere , cioè lo studio dell'essere in quanto essere.  Permenide definisce tali i caratteri essenziali dell'essere: → l'essere è ingenerato e imperituro: se nascesse dovrebbe derivare da ciò che non...

Eraclito e l'esperienza del divenire

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Eraclito ha vissuto nella città di Efeso tra il VI e V secolo a.C. Era un pensatore solitario, la sua unica opera ( Intorno alla natura ) rimasta solo in frammenti gli procurò l'appellativo di oscuro . Eraclito negava di aver avuto maestri diretti, anzi, affermava con orgoglio di aver conquistato tutta la sua sapienza da se. Definiva il popolo ignorante, chiamava i suoi coetanei "i dormienti" affermando questi fossero incapaci di utilizzare la ragione. Definiva invece se stesso e gli uomini saggi "gli svegli".  Ci rilascia una riflessione sintetizzata in questi due nuclei tematici:  →Il flusso universale Eraclito parte con una convinzione che nel mondo nulla è in stato di quiete bensì qualsiasi cosa si trova in costante movimento. Tale condizione riguarda anche l'uomo: secondo Eraclito ad esempio è impossibile bagnarsi due volte nello stesso fiume sia perché cambia l'acqua del fiume sia perché  cambia la nostra identità personale.  ↓ "pánta réi...

Pitagora secondo Giamblico

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Come abbiamo visto, i pitagorici, come gli orifizi, ritenevano che dopo la morte l'anima fosse destinata a reincarnarsi fino all'espiazione delle proprie colpe. Una volta ripulita da ogni colpa le sarebbe stato possibile tornare presso gli dei. Poiché il ciclo di rinascite era molto lungo era possibile interromperlo tramite pratiche o riti di purificazione.  Giamblico infatti simboleggia le pratiche di Pitagora frequentemente. Per esempio ci dice che Pitagora indossava una veste bianca immacolata e dormiva in delle lenzuola tale quali, probabilmente per purificare la materia. Oltretutto ci dice che tutti questi indumenti erano di Lino poiché ne lui ne i suoi discepoli utilizzavano pelli di animali. Questo loro rispetto verso ogni essere vivente era connesso proprio alla reincarnazione delle anime possibile anche in animali.  IL NUMERO COME PRINCIPIO PRIMO DELLE COSE Ricostruisci l'argomentazione che Aristotele attribuisce a Pitagora, attraverso cui il filosofo arriva a conc...